24 Giugno 2024
1 Giugno 2024

Sperare nella notte

«È bella la luna solitaria,
la bianca luna nella notte stellata
nera come la folta chioma nera del nazareno.
Bianca luna come il corpo dell’Uomo in croce,
specchio del sole di vita, di chi mai non muore.
I raggi, Maestro, della tua dolce luce
ci guidano nella notte di questo mondo
bagnandoci con la speranza dura di un giorno eterno.
Notte amorosa, madre dei dolci sogni,
madre della speranza, dolce notte,
notte buia dell’anima,
tu alimenti la speranza in Cristo salvatore!»

 

È la parte finale della lirica Contemplazione di Cristo morto di Miguel de Unamuno, scrittore spagnolo nato a Bilbao nel 1864 e morto nel 1936 a Salamanca, dove era stato rettore della famosa università, da cui era stato deposto per ordine di Franco. Il suo è uno spirito che oscilla tra il polo oscuro del “sentimento tragico della vita” e quello luminoso dell’amore divino: come spesso oscilla anche il nostro cuore!
Questa poesia è espressione della speranza: la notte stellata a Gerusalemme e quei raggi di luna che squarciano il buio sembrano provenire dal “corpo dell’Uomo in croce”: Cristo è “specchio del sole di vita, di chi mai muore”.
La luce che esce dal sepolcro penetra nei cuori impauriti dell’uomo di ogni tempo, che si trova di fronte alla morte e al dolore, e guida i suoi passi verso un giorno eterno: è la speranza nella salvezza dal male e dalla morte, speranza “dura” che deve essere conquistata con fatica, ma anche affidata alla fede.
Madre della speranza è allora la notte, e porta lo stesso titolo della Madre di Dio, che ha portato la realtà della speranza nel mondo dell’uomo.

Don Luca