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DOMENICA 21 GENNAIO

ORATORIO E VOCAZIONE – ALLEANZA GENERAZIONALE

 

Carissimi,

secondo una bella tradizione della nostra Diocesi, nel mese di gennaio, dedicato in particolare a promuovere la pace, si ricordano anche due santi che sono proposti quali modelli per la gioventù e il mondo educativo: 21 Gennaio S. Agnese, 31 Gennaio S. Giovanni Bosco.

  • S. Agnese, santa romana subì il martirio a 12 anni durante la persecuzione di Diocleziano fine III secolo, o inizio del IV
  •  S. Giovanni Bosco: Castelnuovo d’Asti 16 Agosto 1815 – Torino 31 Gennaio 1888 fondatore della famiglia Salesiana e delle Figlie di Maria Ausiliatrice

Quante persone adulte incontra un ragazzo? Pensiamo: quale ruolo educativo dei genitori, nonni, catechisti, allenatori, insegnanti….?

Tutte queste figure come possono armonizzarsi tra loro e per quale meta? Sembra che oggi che più che trasmettere certezze insindacabili si debba: ascoltare, conoscere, condividere, accompagnare. E’ una rinuncia? E’ invece riconoscere che la complessità dei rapporti porta a privilegiare un’educazione della libertà e della responsabilità. Come adulti, che mete stiamo proponendo, quali modelli? E’ certo che non si deve delegare ma riconoscere il ruolo specifico di ciascuno, e nessuno si può tirar fuori o demandare.

Accompagnare ogni ragazzo/a nella ricerca della propria vocazione necessita un patto tra le generazioni. Crescere insieme e camminare insieme; ma verso dove?

Riporto l’editoriale di don Stefano Guidi direttore della Fondazione Oratori Milanesi (FOM) e responsabile del servizio per l’Oratorio e lo Sport.

La Comunità adulta educante

In vista della prossima Settimana dell’educazione (21-31 gennaio), è utile recuperare il significato di alcune parole particolarmente importanti.

Quando parliamo di Comunità educante a chi ci stiamo riferendo?  Nel vissuto quotidiano è immediato pensare all’insieme degli operatori pastorali dell’oratorio. Non è sbagliato, purché non si perda la consapevolezza che chi si dedica all’azione educativa può farlo solo se inserito in un vissuto ecclesiale vivo.

Occorre andare oltre un’idea unicamente organizzativa della Chiesa e sentirsi inseriti nella richiesta del nostro Arcivescovo Mario: recuperare il desiderio di iniziare subito il Regno di Dio. Quando parliamo di Comunità educante vogliamo quindi riferirci alla Chiesa nel suo mistero e nella sua missione, visibili oggi in una Comunità concreta, fatta di uomini e di donne, bambini, giovani, anziani che amano, sperano, soffrono, in un particolare territorio. È una Comunità viva e cosciente di sé, che cammina con la cintura ai fianchi e il bastone in mano, pronta ad uscire per annunciare e vivere il Vangelo della gioia. Soltanto una Comunità che alimenta il desiderio missionario, può generare un’azione educativa vera e seria.

Come ci ha insegnato il card. Martini, il vero credente non si esonera mai dalla responsabilità educativa. È un’affermazione forte che ci ricorda che, in quanto adulti, siamo sempre chiamati alla responsabilità e alla relazione educativa con i ragazzi in crescita. L’incontro con i ragazzi e i giovani ci provoca ad assumere peculiari responsabilità umane e sociali, soprattutto oggi che viviamo un contesto culturale in cui spesso sono proprio gli adulti a voler fuggire dalla loro condizione di maturità. In questo senso, la prima preoccupazione di una Comunità educante non è di formare, ma di formarsi!

È inoltre bene ricordare che una Comunità può dirsi educante se sa riconoscere l’azione educativa del Padre verso di essa. Una Comunità deve quindi mantenere vivo il desiderio di incontrare la Parola del Vangelo, per rintracciare e assimilare lo stile educativo di Gesù, senza dimenticare la centralità di un vissuto fraterno intenso e l’acquisizione di nuove competenze pedagogiche specifiche necessarie per affrontare la complessità dei bisogni educativi di oggi.

La settimana dell’educazione va colta quindi come l’occasione per rinnovare insieme la coscienza di essere educatori in quanto adulti credenti.

don Giovanni