24 Giugno 2024
13 Aprile 2024

Il rinnovo del Consiglio Pastorale

Domenica 26 maggio ci sarà il rinnovo del Consiglio Pastorale Parrocchiale. Cosa significa farne parte? Che ruolo ha chi vi partecipa? In vista di tale appuntamento, facciamo qualche considerazione, partendo dal Sinodo 47° della Diocesi di Milano che, al paragrafo
147, recita così:

«Un momento significativo della partecipazione all’azione pastorale della parrocchia si realizza mediante il “consigliare nella Chiesa”, in vista del comune discernimento per il servizio al Vangelo. Il consigliare nella Chiesa non è facoltativo, ma è necessario per il cammino da compiere e per le scelte pastorali da fare. Il consiglio pastorale parrocchiale rappresenta un ambito della collaborazione tra presbiteri, diaconi, consacrati e laici e uno strumento tipicamente ecclesiale, la cui natura è qualificata dal diritto‐dovere di tutti i battezzati alla partecipazione corresponsabile e dall’ecclesiologia di comunione.
Il consiglio pastorale, in una corretta visione ecclesiologica, ha un duplice fondamentale significato: da una parte rappresenta l’immagine della fraternità e della comunione dell’intera comunità parrocchiale di cui è espressione in tutte le sue componenti, dall’altra costituisce lo strumento della decisione comune pastorale, dove il ministero della presidenza, proprio del parroco, e la corresponsabilità di tutti i fedeli devono trovare la
loro sintesi».

Si tratta anzitutto di “consigliare”, e questo vuol dire ad esempio avere delle proposte da avanzare. Non si ‘va a sentire’ e nemmeno è sufficiente ‘fare delle domande’ perché si vuole (giustamente) capire, ma ci si presenta con delle proposte di soluzione e/o di attività da promuovere. Non solo: chi vi partecipa è libero dalla pretesa che le sue idee e proposte vengano accolte per forza di cose ma è piuttosto disposto a confrontarsi con gli altri per giungere ad una scelta comune.
Il consigliere porta il suo contributo per comprendere meglio la realtà, spiega le motivazioni delle sue idee, ne sottolinea la bontà… Dopo che si è presa la decisione, però, si va tutti nella stessa direzione anche se non pienamente convinti o in disaccordo con la scelta operata. Se uno rema da una parte, e un altro dall’altra, nella migliore delle ipotesi si sta fermi, nella peggiore si rompe la barca in due. Discutere sì, creare divisioni no. È normale infatti (e anche sano: non interessa lo stile dello “yes‐man”, quanto piuttosto la capacità di esprimere liberamente le proprie idee nel rispetto delle idee e della dignità dell’altro) che si abbiano idee diverse e che si discuta anche vigorosamente, ma ciò che
conta è essere animati dallo spirito di servizio rivolto al bene comune, pronti anche a mettere da parte le proprie proposte o le proprie idee.

Don Luca