19 Maggio 2026
21 Marzo 2026

Sepolcri di ieri e di oggi

I dati ufficiali parlano di 50-60 mila casi. Ma gli hikikomori italiani, ovvero gli adolescenti che vivono in uno stato di isolamento volontario e di ritiro sociale, sono molti di più. «Noi siamo in contatto con 5-10mila nuclei familiari di giovani hikikomori e la nostra stima ammonta a 200mila casi: il problema è molto radicato anche in Italia» spiega lo psicologo Marco Crepaldi, presidente dell’associazione che si occupa del fenomeno nato in Giappone e ormai dilagante anche nel nostro Paese. Le relazioni sociali degli under 18 sono sempre più risucchiate dai social, fino a troncare – nei casi estremi – ogni contatto personale. Numeri importanti e preoccupanti, che tracciano uno scenario di fronte al quale è necessario e urgente fare qualcosa di concreto.
«Tante famiglie mi chiamano perché i loro ragazzi sono in “ritiro sociale”. Non escono da casa, alcuni nemmeno dalla loro cameretta» spiega M. Chiappa, preside dell’Istituto Marconi di Dalmine, che dice che i ragazzi oggi «sono ansiosi, hanno una gran paura di confrontarsi con gli altri. Non sono allenati a stare insieme. Perché la loro socialità si svolge su questi aggeggi – dice im-pugnando il telefonino –. Quando tornano a casa passano i pomeriggi in balia di se stessi, sui social, perché i genitori lavorano entrambi e tornano la sera». L’abuso di questo strumento è definitivamente esploso con il Covid, e oggi ne paghiamo le conseguenze». Fatiche confermate dalla psicologa Eleonora Tischer: «Hanno difficoltà a gestire ansia e rabbia, spesso l’una causa dell’altra. Sono sempre “connessi” tra loro, ma in modo superficiale. In realtà si sentono soli, non riescono a esprimere le loro emozioni».
A noi il compito di aiutarli ad uscire dal guscio in cui si sono rinchiusi, a ria-prire quella porta rimasta chiusa come la pietra del sepolcro di Lazzaro.

Don Luca